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Il prigioniero di Amsterdam, di Alfred Hitchcock

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Il prigioniero di Amsterdam (Foreign Correspondent), conosciuto anche con il titolo italiano Corrispondente 17, è un film del 1940 diretto da Alfred Hitchcock con Joel Mc Crea e George Sanders.

Film d’avventura e di spionaggio, Il prigioniero di Amsterdam è anche e soprattutto un film di impegno civile e di esplicita propaganda antinazista: girato nel 1940, racconta quasi in tempo reale l’inizio della seconda guerra mondiale e si conclude con un vibrante discorso rivolto dal protagonista all’America affinché rinunci alla sua posizione di neutralità ed entri in guerra a difesa dei valori di libertà e di democrazia calpestati da Hitler.

Foreign_Corrispondent-postgerSolo poche settimane dopo, sempre nel 1940, uscirà nelle sale americane Il Grande Dittatore di Charlie Chaplin, che si concluderà anch’esso con un accorato appello rivolto al mondo intero in difesa dei valori umanistici minacciati dal nazismo. Non va dimenticato che sia Chaplin che Hitchcock erano inglesi, e quindi particolarmente toccati da quello che stava succedendo in Europa. Se nel Grande Dittatore è un piccolo barbiere ebreo che esprime il punto di vista dell’autore, Hitchcock affida il messaggio ideologico del film a un giornalista americano, Huntley Haverstock (Joel Mc Crea), l’inviato speciale del New York Morning Globe.

È la sua prima vera corrispondenza via radio da Londra da quando è scoppiata la guerra. Ha appena iniziato a parlare, quando si odono delle esplosioni: la città è bombardata. Il giornalista, sollecitato a scendere in un rifugio, decide coraggiosamente di restare davanti al microfono anche quando si ritrova al buio in seguito a un’interruzione di corrente; non potendo più leggere il testo che si era preparato, improvvisa un breve discorso a partire dalla situazione precaria in cui si è venuto a trovare, senza più luce e sotto le bombe. In questo modo, in presa diretta e senza mediazioni, potrà far capire al pubblico americano che lo sta ascoltando cosa sta davvero succedendo in Europa, rimasta anch’essa simbolicamente al buio, in balìa delle bombe naziste.

Le ispirate parole del giornalista, ormai pienamente consapevole del suo ruolo, riassumono con estrema chiarezza il messaggio ideologico del film. Il discorso fu scritto da Ben Hecht (l’ex-giornalista diventato uno dei più importanti sceneggiatori di Hollywood). Eccone i passaggi essenziali, inevitabilmente un po’ retorici, ma di forte impatto emotivo: “I rumori che sentite non sono interferenze sul canale radio, è la morte che sta arrivando. Le bombe si stanno abbattendo sulle strade e sulle case di Londra. È la Storia che avanza e voi ne fate parte. Non possiamo limitarci ad attendere al buio, come se tutte le luci si fossero spente. In America sono ancora accese. Abbiatene cura, difendetele con navi e cannoni, preservatele: sono le ultime luci rimaste accese nel mondo”.

È un esplicito invito all’America a intervenire a fianco dell’Europa per difendere i valori della civiltà (le luci) contro la barbarie nazista (l’oscurità). Lo sprovveduto reporter partito qualche settimana prima quasi senza sapere dove si trovasse l’Europa ha progressivamente preso coscienza della gravità della situazione ed è diventato un coraggioso giornalista engagé, che oltretutto sa usare efficacemente la parola. Hitchcock, molto abilmente, ha collocato il discorso del giornalista al termine di un film d’avventura, d’amore (abbozzato) e di spionaggio, ricco di azione e di suspense: in questo modo, supportato da uno spettacolo avvincente, il messaggio è ancora più efficace. Il film ottenne un grande successo di critica ma anche di pubblico: lo scopo era stato raggiunto. Hitchcock rimarrà fedele nel tempo a questa impostazione, privilegiando sempre nel suo cinema la dimensione spettacolare: innanzitutto l’entertainement, anche quando si affrontano temi forti e necessari. L’importante è non annoiare.

Due parole per concludere sulla trama del film: la vicenda è incentrata sul rapimento di un uomo politico olandese, Van Meer, impegnato in una delicata trattativa volta a scongiurare la guerra (è lui il prigioniero di Amsterdam cui fa riferimento il titolo italiano); Van Meer deve far fronte alle opache manovre del capo di un’organizzazione pacifista internazionale, Stephen Fischer, che in realtà è una spia dei nazisti: vuole costringere il diplomatico a rivelargli la clausola segreta di un trattato di pace. Tra questi due personaggi si muove l’inesperto giornalista americano, che si rende conto sempre con un po’ di ritardo di quanto sta accadendo attorno a lui: lungi dall’essere un intellettuale, Huntley Haverstock incarna nel film l’uomo qualunque, di modesta cultura e non particolarmente perspicace, nel quale lo spettatore medio può facilmente identificarsi, prendendo coscienza insieme a lui della gravità della situazione in Europa nel 1940. Ma assai più dell’accorato messaggio londinese di Haverstock lanciato via etere sfidando le bombe dei tedeschi saranno le bombe vere sganciate dai caccia giapponesi su Pearl Harbour il 7 dicembre del 1941 a convincere gli Stati Uniti che è giunto il momento di entrare in guerra.
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Trailer de Il prigioniero di Amsterdam (1940) - Alfred Hitchcock © YouTube

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