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Il caso Katharina Blum, di Volker Schlöndorff

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Il caso Katharina Blum (Die verlorene Ehre der Katharina Blum) è un film tedesco del 1975 diretto da Volker Schlöndorff e Margarethe von Trotta. Il film è tratto dal romanzo L'onore perduto di Katharina Blum di Heinrich Böll.

Katharina Blum (Angela Winkler) è una timida ragazza dalla vita grigia e poco appariscente: le amiche, per la sua riservatezza, l’hanno soprannominata “la suora”. Una sera, durante il Carnevale di Colonia, incontra Ludwig, un giovane dai modi gentili, se ne innamora e lo ospita la notte a casa sua. Ignora che si tratta di un disertore della Bundeswehr, ricercato dalla polizia perché implicato in presunte attività sovversive.

die_verlorene_ehre_der_katharina_blumLa polizia, che lo stava pedinando da tempo, fa irruzione all’alba nell’appartamento della ragazza, ma il ricercato è già fuggito. Katharina viene portata alla Centrale di polizia, dove subisce i rudi interrogatori del commissario Beizmenne (Mario Adorf), che però non trova nessun elemento concreto per incriminarla. La ragazza viene liberata, ma è a questo punto che iniziano per lei i veri problemi, non tanto per la stretta sorveglianza cui sarà sottoposta da parte della polizia, ma a causa della violenta e calunniosa campagna di stampa orchestrata da un grande quotidiano, Die Zeitung, che si accanisce contro di lei presentandola come una persona di basso profilo morale. A gettare fango sulla sua persona è soprattutto un reporter d’assalto, Werner Tötges, figura odiosa e caricaturale di giornalista senza scrupoli che non esita a ricorrere ai metodi più squallidi (per esempio intrufolandosi nella camera d’ospedale in cui è ricoverata la madre moribonda della protagonista) per ottenere delle informazioni, poi sistematicamente amplificate e spesso deformate, con il preciso obiettivo di danneggiare la reputazione della ragazza. Da qui il titolo del film: condannata dall’opinione pubblica sulla base degli articoli denigratori pubblicati dalla Zeitung, Katharina Blum perderà il suo onore e, colma di risentimento, decide di affrontare il giornalista che la perseguita e che le ha distrutto la vita. In un ultimo gesto disperato, dopo aver ascoltato le sue umilianti e ricattatorie proposte, lo ucciderà. L’epilogo del film, genialmente ironico, si situa al momento del funerale del giornalista della Zeitung, descritto dal suo editore come un martire della libertà di stampa…

Il caso Katharina Blum è tratto dal romanzo omonimo di Heinrich Böll, uno dei più grandi scrittori tedeschi del Novecento e premio Nobel per la letteratura, nel 1972. L’obiettivo dichiarato dei registi (Schlöndorff era all’epoca sposato con Margarethe Von Trotta) è di denunciare il clima politico instauratosi in Germania negli anni Settanta, dopo l’arresto di alcuni membri della RAF, la Rote Armee Fraktion, un gruppo eversivo responsabile di alcune spettacolari azioni terroristiche. Il clima di sospetto e di paura creatosi nel Paese in quegli anni produsse una sorta di caccia alle streghe nei confronti di numerosi cittadini considerati per le loro idee di volta in volta simpatizzanti, fiancheggiatori o quantomeno ispiratori dei terroristi: quindi necessariamente pericolosi e da perseguire senza troppe remore. Per alimentare a loro vantaggio questo clima pesante e giustificare eventuali atti di repressione, le forze conservatrici si giovarono dell’appoggio di una parte della stampa, quella più conservatrice, che faceva da cassa di risonanza alla richiesta di ordine proveniente da una parte rilevante della società. In quest’ottica, Die Zeitung, il giornale scandalistico per il quale lavora Tötges, è un esplicito riferimento alla Bild Zeitung, allora come oggi il più diffuso quotidiano tedesco. È significativa a questo proposito la didascalia, scritta, pare, dallo stesso Heinrich Böll, che chiude il film: “I personaggi e l’azione di questo racconto sono completamente fittizi. Nel caso in cui nella rappresentazione di certe pratiche giornalistiche dovessero essere riscontrate somiglianze con le pratiche della Bild Zeitung, queste somiglianze non sono né volute né casuali, bensì inevitabili”.

Schlöndorff e Von Trotta, attraverso il loro film, denunciano senza mezzi termini una forma di giornalismo aggressivo, basato sull’amplificazione strumentale e talora addirittura sulla deformazione dei fatti, un giornalismo pernicioso nella misura in cui -come nel caso del film di Bellocchio, uscito solo tre anni prima- contribuisce a creare dei “mostri” a colpi di titoli cubitali in prima pagina. In questo malsano contesto, l’invadente e aggressivo Werner Tötges incarna un’odiosa figura di giornalista a metà strada tra lo sciacallo e il vampiro.

Quando uscì nelle sale tedesche, nell’ottobre del 1975, il film ebbe un grande successo di pubblico e alimentò un vasto e salutare dibattito democratico nel paese. Fu una delle opere che contribuirono a imporre sul piano internazionale il cosiddetto Nuovo cinema tedesco (lo Junger Deutscher Film), rappresentato in quegli da alcuni giovani registi politicamente impegnati, tra i quali, per esempio, Alexander Kluge, Rainer Werner Fassbinder, Werner Herzog e Wim Wenders. Tre anni dopo, nel 1978, alcuni di loro si unirono a Völker Schlöndorff per girare un film a episodi sul periodo difficile che stava attraversando il loro Paese, significativamente intitolato Deutschland im Herbst (Germania in autunno).

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