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No Man’s Land, di Danis Tanovic

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No Man's Land (Ničija zemlja) è un film del 2001 scritto e diretto dal bosniaco Danis Tanović, ambientato nel 1993 durante la guerra serbo-bosniaca.

Siamo nel 1983, in Bosnia. La “terra di nessuno” cui allude il titolo è una trincea contesa tra due manipoli di soldati e nella quale finiscono per ritrovarsi casualmente faccia a faccia un soldato serbo, Nino (Rene Bitoraiac) e uno bosniaco, Ciki (Branko Djuric). Insieme a loro, un terzo soldato, bosniaco, immobilizzato a terra: non può muoversi perché si trova sopra una mina balzante che al minimo spostamento esploderebbe.

no-mans-land-movie-posterA partire da questa semplicissima ma efficace situazione drammaturgica, il giovane regista Denis Tanovic, autore anche della sceneggiatura, ha costruito un film sorprendente che si svolge in gran parte nello spazio circoscritto di una trincea, mescolando abilmente la tragedia e la farsa: il film inizia come un classico film di guerra, con un attacco militare all’alba, ma si trasforma ben presto in una commedia dai risvolti grotteschi, a metà strada tra Voltaire e Ionesco. Ma tra le fonti di No Man’s Land c’è probabilmente anche un racconto di Boris Vian, Les Fourmis, feroce satira antimilitarista che si conclude con l’immagine del narratore soldato bloccato su una mina che sta per esplodere. Proprio come nel film di Tanovic.

Ce n’è un po’ per tutti in No Man’s Land, a cominciare dai confusi contendenti, che si rinfacciano vicendevolmente di aver cominciato il conflitto e che non riescono in alcun modo a trovare una soluzione ragionevole per venirne fuori. Ma il bersaglio principale del film sono gli ineffabili rappresentanti dell’Onu (che per i loro caschi blu il soldato Ciki chiama scherzosamente Puffi…), una variegata combriccola di personaggi di diverse nazionalità e dai tratti decisamente caricaturali, la cui principale preoccupazione è di intervenire il meno possibile nel conflitto in corso per evitare qualsiasi possibile complicazione, lasciando quindi colpevolmente degenerare la situazione. Unica eccezione: uno zelante sottufficiale francese seriamente intenzionato ad intervenire per soccorrere il soldato bloccato nella trincea, ma che dovrà ben presto pure lui adeguarsi all’atteggiamento pilatesco dei suoi capi.

Il film ci offre un’immagine impietosa anche del mondo dei mass media, in particolare attraverso una volitiva figura di giornalista, Jane Livingstone (Katrin Cartlidge), reporter della rete televisiva Global News Channel (palese caricatura della CNN) che sgomita per farsi portare in prima linea. Nonostante le sue buone intenzioni iniziali che sembrano indicare una sincera volontà di documentare al meglio il conflitto in corso, ben presto è l’allettante prospettiva dello scoop che prende il sopravvento: ciò che conta è soprattutto arrivare prima degli altri in prossimità della trincea dove sembra stia accadendo qualcosa di grave. Ma una volta arrivata sul posto, la petulante giornalista non riuscirà a farsi un’idea propria e ripartirà senza aver capito nulla di ciò che è veramente successo nella trincea contesa: esito paradossale per una professionista dell’informazione il cui compito dovrebbe essere quello di spiegare come si sono svolti i fatti.

No Man’s land ottenne numerosi riconoscimenti internazionali (due su tutti: il premio al Festival di Cannes del 2001 per la sceneggiatura e, l’anno seguente, l’Oscar come miglior film straniero), ma fu anche criticato da una parte, peraltro minoritaria, della critica. Significativa, in questo senso, è la stroncatura del film da parte del critico Paolo Mereghetti, che nel suo già citato Dizionario dei film, ha scritto: No Man’s Land è un “film demagogico e spregiudicato, che volendo stigmatizzare i limiti di ognuno (odio fraterno degli ex jugoslavi, impotenza dei soldati dell’Onu, cinismo dei media, fame di pubblicità dei generali frustrati ) finisce per porre tutto sullo stesso piano e non mettere in discussione nessun luogo comune. Il regista (…) possiede l’abilità (e la furbizia) per tenere sempre desta la tensione, ma anche la disinvoltura per evitare ogni reale asperità e rifugiarsi nell’indignazione qualunquista (…)”.

Ma No Man’s Land non è né vuole essere il classico film “impegnato”, che si propone di approfondire le cause di un conflitto, esponendo didascalicamente le ragioni degli uni e degli altri ed eventualmente schierandosi con una parte piuttosto che con l’altra. Il film di Danis Tanovic si situa piuttosto dalle parti del teatro di Ionesco. No Man’s Land è infatti una sorta di commedia dell’assurdo che si svolge in larga parte in un huis clos bellico altamente simbolico, la trincea, e il cui bersaglio principale sono certe dinamiche intrinseche a tutte le guerre, in particolare le guerre civili, che sono spesso le più assurde e laceranti. E in quest’ottica, il film coglie in pieno il bersaglio e non lascia nessuno indifferente.
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Trailer di No Man’s Land - Danis Tanovic © YouTube

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