Good Night, and Good Luck, di George Clooney

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Tutti gli uomini del presidente (All the President's Men) è un film del 1976 diretto da Alan J. Pakula con Robert Redford e Dustin Hoffman. È ispirato al libro omonimo di Bob Woodward e Carl Bernstein[1], e ripercorre le vicende che hanno portato alle dimissioni del Presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon.

“Negli anni Quaranta e Cinquanta l’America era ossessionata dalla minaccia del comunismo. Il senatore Joseph McCarthy denunciò pubblicamente l’infiltrazione di oltre 200 tesserati del partito comunista nell’amministrazione dello stato. Pochi furono i giornalisti disposti a opporsi a McCarthy per la paura di essere a loro volta presi di mira.

good-night-good-luck-locandina-itaQuesta didascalia posta all’inizio del film delinea il contesto storico nel quale si inserisce la vicenda, in un clima da “caccia alle streghe”, secondo la definizione che ne diede il drammaturgo Arthur Miller. McCarthy, influente senatore repubblicano del Winsconsin, era infatti alla testa della temuto “Comitato per le attività anti-americane” che mise sotto accusa numerosi funzionari governativi, sindacalisti, insegnanti, esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo, tutti sospettati di filo-comunismo. Sulla base di accuse non sempre provate e talora addirittura false, circolavano vere e proprie liste nere di proscrizione che distrussero molte vite e molte carriere. I cosiddetti “onesti cittadini” erano invitati a denunciare tutti coloro che venivano definiti “antinazionali”, ciò che contribuì a creare nel Paese un clima di paura, anche tra i giornalisti, soprattutto tra i cosiddetti liberal, molti dei quali tennero volutamente in quegli anni un profilo basso. Una parte considerevole della stampa, invece, sostenne alacremente questa campagna inquisitoria che determinò in vari settori della società una pesante limitazione delle libertà civili.

Uno dei pochissimi giornalisti che osò opporsi apertamente al senatore Mc Carthy fu un anchorman della rete televisiva Cbs, Edward R. Murrow, il quale criticò a più riprese il potente senatore nel suo seguitissimo programma politico See it now. È a questo coraggioso giornalista che George Clooney ha voluto rendere omaggio attraverso il suo film, che si iscrive a pieno titolo nel fecondo filone delle opere che nel cinema americano hanno celebrato una certa forma di giornalismo, quello che osa sfidare il potere nel nome dei valori della democrazia. Il film non è un classico biopic che segue il percorso esistenziale di un personaggio integrando vita pubblica e vita privata, ma è incentrato su un periodo circoscritto della vita professionale di Murrow: il duro scontro con McCarthy attraverso alcune incalzanti puntate della sua coraggiosa trasmissione televisiva. Per questo motivo il film è stato girato pressoché integralmente in interni, negli studi della Cbs, e comporta quindi una sostanziale unità di luogo, scelta efficace che contribuisce a creare un’atmosfera oppressiva, quasi si trattasse di un fortino assediato: quello della democrazia.

In questo senso possiamo dire che il tema centrale del film è la funzione morale dei media, chiamati a svolgere un ruolo essenziale in difesa delle libertà democratiche minacciate da un potere invadente e arbitrario, ma è anche e soprattutto un’apologia dell’onestà intellettuale di un giornalista che aveva a cuore di svolgere bene la sua professione, senza cedere alle pressioni e ai ricatti. Murrow fra l’altro non era un giornalista di sinistra e neanche un liberal, ma un borghese moderato che si indignò nel vedere come si svolgevano le sedute della Commissione presieduta da McCarthy, regolarmente trasmesse dalla televisione : gli interrogatori, infatti, non garantivano quelle tutele minime che dovrebbero spettare di diritto a qualsiasi imputato che deve difendersi, a cominciare dal diritto di sapere esattamente da chi si è accusati e su quali basi legali. Il comportamento di Murrow in questa circostanza, impegnato in prima persona in difesa di persone ideologicamente molto distanti dalle sue posizioni, è una perfetta illustrazione della celebre frase attribuita a Voltaire: “Non condivido le tue idee ma mi batterò affinché tu le possa esprimere. Potrebbe essere questa l’ideale epigrafe di un film tutto permeato di valori di derivazione illuministica.

 

Þ Curiosità .

1) George Clooney ha scelto di non fare interpretare il ruolo del senatore McCarthy da un attore, ma ha preferito “far intervenire” il vero McCarthy attraverso filmati d’epoca, mostrando in particolare alcuni momenti dei suoi incalzanti interrogatori come Presidente del Comitato per la attività antiamericane e soprattutto inserendo il filmato della dura replica che McCarthy inviò alla Cbs con l’obbligo di trasmetterla, senza contraddittorio, in una successiva puntata del programma del giornalista che aveva osato criticarlo. Da qui deriva forse, almeno in parte, la scelta di Clooney di girare il suo film tutto in bianco nero: le frequenti transizioni, senza soluzione di continuità, tra la realtà storica e la sua ricostituzione immaginaria anch’essa in bianco e nero aumentano la credibilità del film agli occhi dello spettatore.

2) Il film è anche un dichiarato omaggio al padre del regista e attore, Nicholas Clooney, che negli anni Sessanta e Settanta fu un celebre giornalista televisivo.

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Estratto da Good Night, and Good Luck - George Clooney © YouTube